venerdì 25 giugno 2010

The DAM Book, by Peter Krogh

The DAM Book: Digital Asset Management for Photographers  [US]  [UK]



Il termine Digital Asset Management (DAM) identifica quell'insieme di strumenti e metodi che consentono di catalogare, organizzare, preservare e recuperare i propri asset digitali.



La necessità di soluzioni di Digital Asset Management è nata originariamente all'interno di grosse organizzazioni, a seguito della crescita dell'industria dei contenuti digitali. Tuttavia, il proliferare dell'user-generated content ha esteso tale necessità anche ai singoli individui. Basti pensare a quanto sia facile, mediante una fotocamera digitale, produrre in breve tempo migliaia di file, che andranno poi scaricati, organizzati, conservati e ritrovati quando occorre.



Pertanto oggi il termine DAM identifica dei prodotti abbastanza eterogenei in termini di target di utenti: da quelli "enterprise" (come Telescope, MediaBin, Artesia, Ancept, ActiveMedia, ecc.), a quelli "desktop" (come IDImager, Expression Media Lightroom, Portfolio Extensis, ecc.), passando per quelli "mid-market" (Cumulus, MediaBank, Media Collective, Adam, WebNative, ecc.).



The DAM Book (478 pagine, edito da O'Reilly) affronta il problema del Digital Asset Management dal punto di vista di un utente desktop che si trova di fronte al problema di organizzare le proprie cartelle di immagini digitali.



Il primo capitolo del libro, oltre a evidenziare l'importanza del Digital Asset Management nel cosiddetto digital photography ecosystem (ossia quell'insieme di elementi, quali formati dei file, standard di metadati, hardware, strumenti software, ecc., che devono cooperare affinchè l'intero sistema possa funzionare),  ne descrive le regole basilari.



Il secondo capitolo sottolinea l'importanza degli strumenti di editing non distruttivo, ossia che permettono di effettuare modifiche sulle immagini senza alterarne i file originali (tipici esempi sono Lightroom, Capure One, Aperture, Bibble). Una parte rilevante è dedicata al formato DNG (Digital Negative), quale possibile alternativa ai formati RAW per lo storage dell'immagine originale.



Il terzo capitolo, dedicato ai metadati, fornisce una visione generale dei principali standard EXIF, IPTC, PLUS, Creative Commons e, soprattutto, XMP (che ingloba i precedenti).  Affronta inoltre il problema della catalogazione, mediante tassonomie di paraole chiave, e dell'attribuzione di un rating.



Il quarto capitolo è focalizzato sulle metodologie di storage, ovvero come organizzare i folder, che nome dare ai file, ecc.. È importante, in quanto il file system rappresenta, in mancanza d'altro, il livello più elementare di DAM.



I due capitoli successivi sono focalizzati sui dispositivi di storage, sulle architetture hardware per la gestione delle proprie immagini e sulle strategie di backup.



I capitoli dal settimo all'undicesimo sono focalizzati sul workflow e proppongono alcune valide soluzioni con alcuni DAM desktop: Lightroom, Expression Media, Bridge, Image Ingester, Adobe Camera Raw. È però un peccato che il libro non tratti a sufficienza IDImager, probabilmente uno dei migliori DAM a livello desktop.



Infine, il capitolo dodicesimo affronta il problema della migrazione dei dati. Particolarmente interessanti sono le soluzioni proposte per la migrazione in digitale di archivi analogici.

Nessun commento:

Posta un commento