venerdì 31 dicembre 2010

stampa a luce diffusa o a luce condensata?


L'ingranditore è uno strumento fondamentale della stampa fotografica in camera oscura. Si utilizza per proiettare un'immagine ingrandita del negativo su un foglio di carta sensibile, per poi ottenere una stampa. Un tempo era relativamente costoso, ma oggi lo si può trovare a prezzi abbordabili su ebay, grazie al calo della domanda determinato dal passaggio in massa alla fotografia digitale. Proprio su ebay ho acquistato recentemente un Durst M605, con in dotazione, oltre alla testa per il bianco e nero (a luce condensata), anche una testa per il colore (a luce diffusa).

Gli ingranditori a luce condensata utilizzano delle grosse lenti (condensatori) che focalizzano la luce di una lampada in un fascio luminoso che va ad attraversare il negativo. Gli ingranditori a luce diffusa utilizzano invece una scatola di diffusione che riflette la luce in tutte le direzioni, in modo che il negativo non venga attraversato da un fascio collimato.

Nella stampa a colori si utilizzano quasi esclusivamente ingranditori a luce diffusa, in quanto consentono di miscelare perfettamente diverse sorgenti di luce nei tre colori primari. Tuttavia, gli ingranditori a luce diffusa si prestano molto bene anche alla stampa in bianco e nero. Ansel Adams ne aveva rilevato i vantaggi in termini di maggiore separazione tonale nelle alte luci. A causa dell'effetto Callier, infatti, i raggi di luce collimati vengono dispersi dalle parti dense del negativo (alte luci), mentre passano indisturbati attraverso le parti meno dense (ombre). Da ciò deriva un aumento del contrasto e una "chiusura" delle alte luci [1]. Ansel Adams riporta inoltre che una stampa a luce condensata ha una maggiore acutanza, a scapito di un maggiore risalto della grana, della polvere e di eventuali difetti del negativo.

D'altro canto, Ctein ha fatto vari test, dai quali ha rilevato differenze in termini di grana, ma non di acutanza [2].

Pur avendo sempre utilizzato ingranditori a luce condensata, sarei fortemente orientato ad utilizzarne uno a luce diffusa, per i vantaggi sopra descritti. Rimango tuttavia perplesso sulla perdita di acutanza e sul rischio di avere una grana meno incisa. Disponendo di entrambe le teste (a luce condensata e a luce diffusa) ho deciso di fare anch'io alcune prove per valutare di persona le differenze tra le due tecniche di stampa.

Ho utilizzato a tale scopo un negativo 35mm, raffigurante uno scorcio di Piazza Santa Maria Novella, a Firenze. La foto è stata fatta con una Nikon F2, un 20mm e un filtro rosso. Il film è un Kodak TRI-X sviluppato in XTOL 1+1.



Ho alzato al massimo la testa dell'ingranditore, fino a ottenere un'immagine di circa 33x49cm proiettata sul piano del marginatore. Ho poi fatto due stampe 20x25cm della parte centrale di tale immagine su carta Ilford Multigrade RC, utilizzando la prima volta la testa a luce diffusa, la seconda volta la testa a luce condensata. Ho cercato di ottenere due stampe con densita e contrasto simili, impostando opportunamente il tempo di esposizione e il filtro multigrade.

In entrambi i casi ho messo a fuoco accuratamente mediante un focometro. Ho inoltre utilizzato un portanegativi con due vetri in modo da garantire la planeità del film durante l'intero test. Ho infine scannerizzato le due stampe su un Epson V700, senza applicare alcuno sharpening.

Ecco i risultati.

Stampa a luce diffusa (filtro MG 3, diaframma f8, tempo di esposizione di 37,4 secondi):



Stampa a luce condensata (filtro MG 2.5, diaframma f8, tempo di esposizione di 50,8 secondi):

Esaminando in dettaglio le stampe originali si nota subito come gli effetti della polvere e dei graffi siano decisamente meno visibili nella stampa a luce diffusa. Rimangono visibili solo i difetti più marcati.

Luce diffusa:


Luce condensata:



La differenza in termini di grana e acutanza sembra del tutto irrilevante, anche osservando la stampa con una lente di ingrandimento.


Luce diffusa (dettaglio ingrandito)


Luce condensata (dettaglio ingrandito)

L'immagine non contiene un numero sufficiente di alte luci da consentire una valutazione approfondita della separazione tonale. A giudicare dalla nuvola bianca sui tetti delle case, sembra che la separazione tonale nelle alte luci sia migliore nella stampa a luce diffusa. Tuttavia, per una valutazione più accurata occorrerebbero ulteriori test, utilizzando preferibilmente altre immagini. Le differenze in termini di separazione tonale vanno perdute a seguito della scannerizzazione della stampa, per cui sarebbe inutile mostrare in questa pagina i risultati.

La stampa a luce diffusa presenta infine il vantaggio, almeno nel caso del Durst M605, di una distribuzione più uniforme della luce, come ho potuto rilevare nel corso di un precedente test.


Riferimenti:
[1] Ansel Adams - The Print - Little, Brown and Company
[2] Ctein - Post Exposure - Focal Press

    1 commento:

    1. Buongiorno Maurizio,ti faccio i complimenti per l'articolo e per il blog.
      Mi sono "permesso" di riportarlo sul mio sito,
      naturalmente citandoti come autore.

      Mario

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