venerdì 29 aprile 2011

i provini a contatto



Ho cercato su Google "provini a contatto" e il primo risultato mi ha mandato ad un tutorial che spiega come creare con Adobe Bridge un file PDF contenente le miniature di una serie di foto.

Il termine "provini a contatto" risale in realtà alla fotografia su film e denota delle stampe di prova ottenute mettendo i negativi direttamente a contatto con la carta fotografica, in modo da ottenere, su un'unico foglio, una copia in positivo dell'intero film.

È curioso notare come tale termine sia stato adottato (e adattato) dall'era digitale. Anche perchè, con la fotografia digitale, l'utilità dei provini a contatto è decisamente venuta meno.

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Nella fotografia su film i provini a contatto sono molto utili, per diversi motivi:
  1. per valutare con calma le foto, in modo da scegliere quali successivamente stampare;
  2. per capire come stampare una foto;
  3. per ritrovare velocemente un fotogramma, essendo la numerazione del film automaticamente riportata anche sui provini;
  4. per classificare il proprio archivio fotografico. Sul provino si annotavano infatti date, luoghi, tecniche utilizzate e, cosa più importante di tutte, l'identificativo del negativo originario.
Si potrebbe dire che i provini (assieme agli archivi di negativi e alla memoria del fotografo) svolgessero le funzioni dei moderni DAM (digital asset managers) o dei photo organizers che abbiamo oggi sui nostri computer.

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Chi oggi usa ancora il film difficilmente rinuncia ai provini a contatto.
Per farli è utile disporre di un provinatore, che consiste in un ripiano rivestito in gommapiuma e incernierato ad un vetro, in modo che il tutto possa possa aprirsi e chiudersi come un libro. Il vetro ha dei fermi in metallo sotto i quali è possibile inserire le strisce di negativo, in modo che stiano ferme.

In pratica, si realizza un sandwich vetro-film-carta-gommapiuma-ripiano.

In alternativa, si potrebbe usare una semplice lastra di vetro, disponendo prima le strisce sul foglio di carta. Però, quando si appoggia il vetro, può succedere che le strisce si spostino. Se poi tendono ad arrotolarsi l'operazione diventa un incubo.

I guanti di cotone sono essenziali. Mai, mai toccare i negativi con le mani nude!

Per i provini si usa preferibilmente la carta RC (politenata): costa meno della FB (baritata) e il trattamento è più veloce. Il formato 8x10" (20,3x25,4 cm) è l'ideale, dato che 6 strisce di 6 fotogrammi 35mm occupano un'area di circa 21x23 cm (basterà non includere il bordo superiore della prima striscia).

E, ovviamente, occorre la camera oscura. O almeno l'ingranditore e tutto l'occorrente per sviluppare e fissare le stampe (a rigore, al posto dell'ingranditore basterebbe una lampadina posta ad una distanza di un metro).

Dato che tutti i fotogrammi vengono stampati con la stessa esposizione, è opportuno utilizzare un filtro di gradazione bassa, in modo da allargare il range utile di esposizione della carta (a scapito però del contrasto). È consigliabile fare prima una piccola stampa di prova su un ritaglio di carta.

Con il Durst M605 (con la colonna all'altezza di 70cm, obiettivo 50mm, apertura f8 e testa a diffusore) espongo per circa 19 secondi con filtratura 2 su carta Ilford MG RC.

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